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13.01.06
La tizy
Era distesa sul divano a guardare la televisione, annoiata dalla giornata breve a causa dell´ora solare che aveva accorciato di gran lunga le ore di luce.
Erano appena le 6 e mancavano ancora un paio di ore alla cena e cambiando canale a ripetizione senza cercare niente di preciso vagava con la mente in cerca di una immagine, di un suono, di un gesto. Poggio´ la testa sul bracciolo del divano assumendo una posizione fetale e con gli occhi rivolti al soffitto cercava di ricordare qualcosa di piacevole che le fosse successo ultimamente. Le venne in mente quella uscita con le sue amiche della settimana precedente quando prima a bere qualcosa e poi in discoteca si erano divertite tanto e si era accorta di un ragazzo che per tutta la sera non le aveva staccato gli occhi di dosso. Si meravigliava adesso del fatto che in tutti questi giorni non si era mai ricordata di quello sguardo, ma forse il lavoro e lo stress l´ avevano portata a non trovare neanche piu´ il tempo per pensare a se´ stessa. Adesso quegli occhi le tornarono alla mente, quello sguardo lucido e penetrante che nella confusione della serata l´ avevano un po´ intimidita ma anche eccitata allo stesso tempo. Lui non si era fatto avanti ovviamente considerando il fatto che lei era in numerosa compagnia, ma quello sguardo adesso le sembrava ancora piu´ profondo di come effettivamente era quella sera e le sembrava quasi di sentirlo ancora addosso che la scrutava dappertutto. Stava iniziando a sentire ancora quel calore che quella sera le scendeva dallo stomaco fino a fermarsi sul ventre ma senza andare oltre, ma adesso era lei stessa che desiderava che scendesse piu´ in basso fino a farle desiderare ben piu´ del semplice calore. Socchiuse gli occhi cercando di assaporare ancora il frastuono di quel locale e di scorgere ancora quegli occhi sul suo corpo, sulle sue gambe, sul suo seno che sentiva gonfiarsi. Sistemo´ ancora meglio la sua testa sul divano lasciando che le braccia le scivolassero sulla pancia coperta dall´ accappatoio segno della fresca doccia. Sollevo´ le ginocchia lasciando che la parte inferiore dello stesso accappatoio scivolasse lungo le sue cosce. Sentiva quel calore adesso, quello strano desiderio che da ore si portava avanti senza riuscire a trovare uno stimolo giusto, finalmente sentiva la sua pelle rabbrividire, sentiva il formicolio scendere sul suo ventre e giungere tra le sue cosce che ancora a stento riusciva a tenere chiuse. Voleva gustarsi questo momento, voleva farlo durare il piu´ possibile per poterne sfruttare ogni attimo. Ripensava ancora a quegli occhi che avrebbe in quel momento aver voluto addosso, a superare la spugna ormai asciugata di quell´ accappatoio che si riversava sempre piu´ sciolto sui suoi fianchi. Il calore cominciava adesso a raggiungere livelli conosciuti e sicuramente piacevoli e non si fermava nel desiderio di farlo ancora aumentare. Piano piano le gambe si allargavano prendendo posizione sui cuscini del divano mentre le sue braccia si alzavano per far in modo che le sue mani potessero sfiorare le coppe dei suoi seni che oltrepassavano il bordo dell´accappatoio.
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Si sentiva I capezzoli induriti ed una gran voglia di stringerli. Avrebbe voluto che quegli occhi fossero davanti ai suoi e la guardassero mentre stava fremendo dal desiderio di riscaldarsi. Le sue dita lentamente scivolarono dal colo al petto trovando una lievissima resistenza nel bordo rinforzato. I suoi seni adesso erano sfiorati dalle sue dita ma le sembrava che fossero I suoi occhi e le sue labbra a stimolarlo. Sentiva I capezzoli indurire all´inverosimile e gonfiarsi mentre le sue gambe lentamente si aprivano lasciando che l´aria accarezzasse le sue labbra ormai gonfie e umide del nettare che le stava lubrificando. Le passo´ per la mente l´ ultima volta che si era toccata risalente a diversi giorni prima ma non le sembro´ importante e continuo´ a muoversi sul divano lasciando che le sue dita afferrassero uno dopo l´altro I suoi capezzoli e li stringessero, e li schiacciassero e li stuzzicassero. Sentiva il suo corpo vibrare adesso e la voglia di toccarsi che superava I suoi tentativi di far durare il piu´ a lungo possibile questo piacere. Sentiva I suoi umori scivolare fuori dal suo corpo e dal suo sesso e riversarsi lungo le cosce che in quel momento avrebbe voluto spalancare fino all´inverosimile. Chiuse gli occhi cercando l´ immagine di quel tipo al locale, vedendolo davanti a se´ che la stava sfiorando dolcemente con le sue dita ed in un attimo la sua mano scivolo´ sulla sua pancia e sul suo ombelico e piu´giu´ fino a sentirsi I primi peli pubici scivolare sotto I polpastrelli. Chiudeva gli occhi ma poteva sentire I propri gemiti che iniziavano ad aumentare di intensita´. Le sue dita che ormai erano esperte del suo piacere non trovarono piu´ freni e continuarono il loro percorso quasi a memoria scivolando tra I peli, sfiorando la parte interna delle cosce, giungendo all´ inguine che gia´ sensibilissimo la faceva sussultare ad ogni strusciamento. La mano sinistra ancora sui seni proseguiva il massaggio lento ma piacevolissimo dei capezzoli sempre piu´ duri e irti. Ormai sapeva che non poteva piu´ fermarsi, che giunta a quello stato di eccitazione avrebbe dovuto godere e neanche troppo tardi, cosicche´si mise a sedere allargando bene le gambe e mentre con una mano continuava a strusciarsi I seni e titillarsi I capezzoli, con l´ altra inizio´ ad accarezzarsi tra le labbra dilatate e gonfie che piene dei suoi umori volevano essere penetrate e stuzzicate fino allo spasimo. Appoggio´ la schiena ed aprendo ancora di piu´ le cosce lascio´ che due dita le aprissero le piccole labbra dove tentava di nascondersi il bottoncino gonfio e sensibile che non aspettava altro che di uscire allo scoperto. Inizio´ a stuzzicarlo con il polpastrello del dito indice unito poi a quello del medio, e vi ruotava intorno, e lo schiacciava sentendo crescere il piacere che provava a livello fisico. sentiva la sua fessura ancora piu´dilatata ed aperta e le sue labbra ancora piu´ gonfie e la cosa le piaceva da morire tanto che ogni volta che sentiva questa sensazione bastava poco per raggiungere l´ orgasmo. Continuo´ a ruotare le dita sul clitoride, muovendo il bacino attorno ale sue dita come se fosse la lingua del tipo che in quel momento la stava scrutando e facendo impazzire. Sentiva I suoi stessi gemiti aumentare di ritmo ed intensita´ e piano piano le sue dita scivolarono tra le sue cosce fin quando l´ indice si fece strada tra le sue labbra e la prima falange trovo´ facile persorso dentro di lei. Un mugolio piu´ forte degli altri sopraggiunse improvviso mentre aprendo gli occhi cercava quasi quello sguardo davanti a se´ come fosse uno stimolo per continuare chiuse ancora gli occhi e spinse il dito indice ancora piu´ a fondo dentro le sue pareti ormai completamente viscide e scivolose. Sollevo´ le gambe a mezza altezza spingendo il dito fino in fondo al suo corpo lasciando che un grido arrivasse a scuoterla.
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Tremo´ dal piacere di sentirsi deflorata e tirato subito indietro il dito indice poggio´ la schiena sul divano divaricando ancora le cosce e lasciando che due dita la penetrassero per portarla finalmente nel paradiso che voleva raggiungere. Spinse le due dita lasciando che il palmo della mano le sfiorasse il cliotoride e le desse maggiore piacere mentre con l´ altra mano sentiva I capezzoli che stavano quasi per scoppiare tra le sue dita. Comincio´ a masturbarsi furiosamente lasciando che le sue dita si riempissero dei suoi succhi interni prima di sentirseli scivolare lungo le cosce e vederli assorbiti dal divano. Dentro e fuori senza sosta aumentando il ritmo come fosse una lingua come fossero altre dita come fosse un membro duro che la stava penetrando senza fine Questi pensieri le facevano spingere piu´forte le dita avanti e indietro, e lei riusciva a ruotarle dentro di se´ in maniera autonoma e perfetta tanto da procurarle il massimo piacere. Il suo cervello non seguiva piu´gli ordini che avrebbe voluto dargli, sentiva scosse che le partivano dalle cosce e le salivano lungo il corpo fino a portarla in un altro mondo. E le dita continuavano imperterrite a darle questi piaceri, questi brividi, questi momenti che sembrava non volessero mai terminare. Sentiva il suo respiro ancora piu´ affannoso, I suoi gemiti ancora piu´forti, e vedeva le sue dita che entravano ed uscivano ancora piu´ bagnate, ancora piu´ piene del suo godimento. E stava godendo. Sentiva le onde dell´orgasmo crescere dentro di se´ e scendere tra le sue cosce, e lo poteva quasi sfiorare con le dita questo orgasmo esplosivo che la stava raggiungendo. Comincio´ a muovere la testa mentre la mano sinistra lascio´ il seno e si diresse sul clitoride per stimolarlo piu´ forte e piu´ a fondo e le due dita la stantuffavano senza sosta procurandole un brivido immenso. Dentro e fuori, dentro e fuori .non avrebbe mai voulto portare a termine questa splendida masturbazione, ma la voglia di esplodere ed il desiderio di riempire le sue dita con il suo nettare prevalse e muovendo ritmicamente il bacino e spingendo ancora piu´ forte le dita mentre l´ altra mano premeva sul clitoride esplose nel suo orgasmo che riusci´ a sentire fino all´ultima contrazione e che la lascio´ esausta sul divano a gambe divaricate ma consapevole di averle procurato un piacere immenso. Passarono diversi minuti prima che si rendesse conto che si era fatto tardi, che era giunto il momento di rivestirsi perche´ I suoi sarebbero rientrati per la cena e si alzo´ per andare a vestirsi cosciente che aveva ancora voglia di godere e che quella sera stessa si sarebbe toccata ancora ed avrebbe ancora una volta goduto su quelle dita e su quella mano che non smetteva mai di assorbire I suoi piaceri.
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Non un sogno della mente, né un frutto dellimmaginazione. Noi siamo il frutto di un sentimento coltivato piano piano, protetto a fatica dalle intemperie dellinvidia e delle incomprensioni. Noi abbiamo fatto germogliare questa meraviglia, delicata e fragile, aspettando che diventasse forte e solida come una roccia. E quando lo è divenuta, abbiamo deciso di diventare reali. Oggi noi siamo ancora una strana realtà, ma siamo noi. Oggi noi siamo due amanti completi, vivi, uniti, reali. Un uomo e una donna che si amano follemente, che si desiderano incredibilmente, che bramano ogni momento al pensiero di vedersi, di toccarsi di essere ancora veri. Noi siamo quegli amanti che vivono ad orari stabiliti, che vivono attraverso la chat, il telefono, gli sms, le e-mail e tutto ciò che la tecnologia è in grado di offrire. Noi siamo gli amanti virtuali della nuova epoca. Noi ci amiamo come nessuno può comprendere. Noi ci amavamo ancora prima di incontrarci. Ci appartenevamo già, eravamo già una cosa sola, ununica splendida realtà. Oggi siamo ancora separati. Le vacanze estive, gli uffici chiusi per ferie, separano chi vive di giorno. Siamo lontani; viviamo lestate in una sofferenza infinita, nel bisogno di sentire anche solo per un attimo la voce tanto amata, ricevere un messaggio damore di poche parole scritte sul display del cellulare. Trascorriamo le giornate pensando allamore lontano, accarezzandosi desiderando di sentire la sua mano, anziché la propria, tentare di regalare un po di gioia. Quante volte mi sono spogliata ricordando come lo facevo davanti a lui. Quante volte ho osservato il mio viso nello specchio, soffermandomi sulle labbra che lui baciava con passione, con trasporto, senza riuscire a smettere. Ancora risento la sua voce dirmi di avermi baciata poco. Che la prossima volta lo farà di più. Sento le sue mani calde e morbide toccarmi le pelle, passarmi sul collo, scendere sui seni. Le sento chiaramente carezzarmi il desiderio infinito. Avverto ancora il suo respiro sul viso, la sua lingua cercarmi lorecchio. Osservo i suoi occhi chiusi, nel desiderio di assaporare ogni istante del nostro breve incontro. Ma ora siamo ancora lontani. Siamo sempre lontani, ma ora cè il silenzio. Un silenzio così glaciale: nessuna telefonata, né un messaggio, ne una mail. La chat chiusa per ferie. Solo il mio pensiero, il mio ricordo di lui a tenermi viva. Solo la mia voglia, soddisfatta a stento dalla mia mano. Solo il mio pensiero a cercare il suo, nelloceano del desiderio. Passerà così la mia estate. Lo sconforto mi assale, ma subito dopo leccitazione prende il suo posto, se solo ripenso al suo sguardo, alla sua voce calda, a quando richiuse la porta del nostro nido damore, abbracciandomi forte, dicendomi che ero finalmente sua. Cè silenzio intorno. Sono sola. Senza di lui manca il colore. Dimprovviso il suono del cellulare squarcia i miei pensieri, tristi e dolci allo stesso tempo.
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