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09.05.05
Riflessi di Luce
Come posso sperare che domani
sia un giorno normale, che il primo pensiero al risveglio mi
conduca ad occhi chiusi in cucina e il vapore della moca mi
schiuda le palpebre ancora appiccicose di sonno. Come posso
pensare che questo giorno, che lentamente finisce e mavvolge
come lenzuola di seta, possa scivolare indifferente ed anonimo
come il sudore sotto la doccia dopo una giornata di lavoro.
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Come posso lasciarmi alle spalle quello che stasera è successo, o meglio, quello che volontariamente ho voluto, perché nessuno mha puntato pistole o minacciato di squartarmi fegato e cuore a piccoli pezzi. Eppure gli affetti non mi mancano, ho una famiglia, dei nipoti che mi stringono il cuore quando mi chiamano zia. Ho un cane che impaziente maspetta in giardino la sera, con il muso schiacciato alla ringhiera e gli occhi fissi al cancello che non guardano altro. Vorrei che tutto ciò fosse soltanto un maledetto sogno, un incubo fuori orario che ti fa svegliare di soprassalto con il cuore che sbatte e sallarga oltre le ossa e la carne, ma che dopo un istante di ragione torna tutto normale, perché nulla è successo e la casa, silenziosa e accogliente, ti ripara dai tuoni e dal temporale che incombe di fuori su Roma. Vorrei che fosse soltanto una brutta storia raccontata davanti ad una tazza fumante di the o un film visto comodamente in poltrona magari con Rossella che spera e si rassegna che domani è semplicemente un altro giorno. Ed ora cammino in equilibrio sopra un filo di sputo misto a sangue, che sallunga e sincunea fino a sfiorare lasfalto, che bagnato riflette strascichi e pattume di una notte che meglio sarebbe riuscita senza varcare la soglia di casa, che meglio comunque sarebbe passata senza avvertire questa maledetta rivincita che adesso mi pento daverla provata. Mi sento sporca di dentro e di fuori, tra i capelli pieni di pioggia che colano lungo le spalle e a malapena mi coprono quello che il vestitino nero da sera non potrebbe più fare. E con questo seno nudo e sfrontato vado incontro a quella luce sbiadita che da lontano morienta e mi conduce dove altrimenti non saprei dove andare. Eppure questi sassi, questacquedotto che sa di antica Roma e corre lungo la via mi sono stranieri, come questa luna che ocra riflette, non è il profilo che io conosco, la parte che mi culla e mi rassicura la sera prima che il sonno mi rapisca la mente. Nulla mè più familiare, tranne quella luce stinta e scolorita che ad ogni passo si fa più mistero, come due occhi truccati di ombretto e mascara dentro un chador.
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Prima di uscire ero in casa con la tavola ancora disordinata di molliche di pane e davanzi, quando unimpazienza scomposta ed improvvisa mha fatto sentire più inutile di un gelato dinverno, come se fuori il mondo girasse e godesse quello che non mera più permesso, come se il mio ex marito stesse scopando con la sua nuova compagna, come se il mio amante attuale stesse apprezzando il culo formoso di sua moglie in cucina, come se i miei organi interni avessero allimprovviso cambiato di posto. E con il cuore in gola e la vendetta nel cervello ora faccio fatica a razionalizzare momenti dove la ragione non ha voluto mettere piede, nemmeno per indicarmi lora sconveniente dellorologio sulla parete del bagno mentre mabbellivo e mi coloravo per farmi più identica allidea criminale che mi frullava nella mente. Semplicemente non sopportavo che il mondo fosse libero di godere privo di quegli ostacoli che invece la mia mente erigeva nelle tante occasioni, che il mondo in quellistante stesse disperdendo fiumi di sperma e liquidi lubrificanti di femmine che allargavano le cosce e gridavano senza problemi il loro piacere. Come la mia vicina di casa che in quel momento la sentivo aggrapparsi alla spalliera del letto o alla maniglia della finestra e gemere indecente sotto i colpi di un pene di nascosto da suo marito a Milano per lavoro. Avvertivo un bugiardo fremito affilato di caldo che risaliva lungo la schiena fino a riscendere davanti, appuntendo i miei seni e gonfiando più in basso il mio ventre, ma che tuttavia sarebbe rimasto tale senza farsi fragore ed orgasmo. Lo sentivo, misto a dolore, farsi strada tra le mie viscere fino a ferirmi la mia parte più fertile che sapriva spontanea ed obbediente allidea folle di uscire ed andare per provarne ancora una volta leffimero abbozzo di piacere, senza per altro avere in mente uno straccio di dove, un pezzo di mondo per non essere anonima. E più mi guardavo allo specchio e più mi illudevo che non cera nulla di male prendere un taxi ed andare incontro alla sera, incontro allidea disperata che in quellistante non era altro che unombra, che inconsistente prendeva via via forma e colori, bellezza e sensualità, e semplice voglia di passare una vera notte.
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Ma sapevo che tutto ciò era soltanto un sogno, era soltanto un altro maldestro tentativo per rimanerne delusa, per ricacciarmi nelle ombre frigide della mia mente che mi spezzavano, nel momento migliore, ogni velleità di provare piacere e di essere femmina tutta. Avrei potuto chiamare la mia amica Silvia che sicuramente mavrebbe presa per pazza, ma quel numero di telefono sbatteva violento tra le pareti del mio cervello, quel numero di nove cifre che per un caso fortuito ne ero entrata in possesso. Lho composto, per la prima volta, come un pianista inesperto ripassa un solfeggio, fino a che una voce dallaltro capo del fino, ha smolecolato, come aspirina dentro un bicchiere, anni di pianti e ragioni, stati danimo impotenti di rabbia e depressione che ancora oggi mi tornano violenti senza preavviso. Non so perché proprio lui, tra i tanti uomini svegli a quellora, ho deciso di sfidarmi e di sfidarlo senza che nemmeno un pizzico di coscienza mi sia venuta in aiuto. Lho trovato seduto mezzora dopo al primo autogrill che sincontra in autostrada per Napoli, intento a fissare la porta dove prima o poi sarei riapparsa dopo anni e tanti tagli di capelli, domandandomi se quello attuale fosse stato il migliore. Nonostante gli anni era identico alla foto del giornale che gelosamente conservavo, chissà perché poi, dentro un libro di Sibilla Aleramo. Prima dallora non avevo mai visto quella faccia in carne ed ossa, non avevo mai avuto la curiosità di vedere chi nel tempo portavo ancora dentro provocandomi nausee che nessun vomito mavrebbe potuto liberare. Ed ora lì di fronte, mi sorrideva come un amico che non vedi da tempo, come un padre pentito daver abbandonato la famiglia, come un uomo che non ha ancora capito se è arrivato il momento di allungare le mani. Avrei voluto chiedergli perché proprio io, perché tra le tante donne che si fermano per un caffè aveva adocchiato proprio me. Forse per i miei tacchi che ancora mostino a portare alti, o per le mie gambe dritte e perfette che tutte minvidiano, o perché, semplicemente, avevo unaria da preda, da cagna che è lecito, nella mente di un maschio, abusarne senza troppi convenevoli.
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Non ero più bella di altre, non ero più provocante di tanti altri giorni quando cerco un parcheggio o salgo su un aereo ed accavallo le gambe. Perché proprio quella sera? E poi maveva seguito per centinaia di metri, tra le macchine in sosta, lungo il piazzale coperto di neve, senza perdermi di vista, senza distogliere quellidea fissa che si stava facendo violenza e sopruso verso chi ignara non pensava altro che tornarsene a casa, farsi una doccia bollente e telefonare a mio padre come tutte le sere. Non feci in tempo ad aprire lo sportello della mia macchina, non feci in tempo a rendermene conto che due braccia strette a morsa mi stavano sollevando e scaraventando dentro un camion pieno di pneumatici. Vorrei che fosse soltanto una brutta storia raccontata davanti ad una tazza fumante di the o un film visto comodamente in poltrona magari con Rossella che spera e si rassegna che domani è semplicemente un altro giorno. Non so perché proprio lui, tra i tanti uomini svegli a quellora, ho deciso di sfidarmi e di sfidarlo senza che nemmeno un pizzico di coscienza mi sia venuta in aiuto. Quellodore di gomma mè rimasto per anni appiccicato nel naso misto a quel sudore stagnante di uomo che mi tappava la bocca e mi deturpava la carne intima ed arida. Semplicemente non sopportavo che il mondo fosse libero di godere privo di quegli ostacoli che invece la mia mente erigeva nelle tante occasioni, che il mondo in quellistante stesse disperdendo fiumi di sperma e liquidi lubrificanti di femmine che allargavano le cosce e gridavano senza problemi il loro piacere. Ma nessuno mavrebbe potuta sentire, ed infatti non gridai assecondandolo in tutto e per tutto al punto che un poliziotto per caso avrebbe potuto confondere uno stupro con un atto damore. Non sono svenuta, non ho cercato di scappare ed ancora adesso mentre guardo quelle mani, le stesse mani dallora, mi domando come è stato possibile non provare paura, anzi essere più generosa che con mio marito o con il mio amante dadesso che mi consuma le membra e mi devasta il cervello senza per questo provare il minimo orgasmo.
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Si è svolto in Canada il primo Feminist P. Awards, evento dedicato ai film hard che esaltano il piacere femminile. E che spesso sono diretti e prodotti da donne. E' stato il Canada ad ospitare il primo Feminist Porn Awards, manifestazione che premia i film pornografici che esaltano il piacere femminile. Diverse le categorie in concorso, dalla migliore regista donna al miglior orgasmo. "Purtroppo in giro c'è troppa pornografia di infima qualità, in cui l'immagine della donna è svilita in maniera inaccettabile", racconta Chanelle Gallant, organizzatrice dell'evento: "Vogliamo far sapere che esiste anche un altro tipo di cinema a luci rosse, in cui il piacere femminile non è meno importante di quello maschile". "Molti pensano che pornografia e femminismo siano incompatibili", spiega la scrittrice Tristan Taormino, "io invece credo che il porno possa essere anche un atto politico, valido e convincente tanto quanto altre forme di attivismo all'interno dei movimenti femministi". Secondo Abiola Abrams, produttrice e regista di film a luci rosse, un cambiamento decisivo è avvenuto quando le donne sono passate dietro la cinepresa e dietro la scrivania. "Donne registe e donne produttrici non hanno solo elevato la qualità del prodotto, ma lo hanno reso appetibile anche per il pubblico femminile". "In pochi credevano al mio stile soft porno, che io definisco romantico", racconta Candida Royalle, una delle registe donne più quotate, "ma i produttori si sono fatti convincere dalle vendite."
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Postato da: Sesso il 09.05.05 19:11