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22.03.05
Imperativi
Tutto è cominciato con quel
modo che sembra casualità, ma é sempre, invece, realizzazione
di inconfessati desideri. Inconfessati anche a sé stessi. Anche
con Lei infatti avevo un rapporto di sottile dominazione, cui
sembrava essersi completamente adattata. Redirect Gratis
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A letto le ordinavo quello che volevo, fuori dal letto eravamo una normalissima coppia. Niente di eccessivo: la facevo vestire in modo provocante, spesso senza mutandine, la costringevo a ripulirmi devotamente con la lingua dopo ogni scopata, la facevo stare per ore in ginocchio per lunghissimi pompini, la fotografavo in pose oscene, qualche volta la legavo al letto. Cose insomma piuttosto blande, ma che mi davano una notevole soddisfazione. Mi permettevano di progettare di giorno grandi notti di sesso, nelle quali sapevo di poter fare assolutamente quello che volevo, sicuro che Lei, sorridendo eccitata e con lo sguardo umilmente basso, mi avrebbe volentieri accontentato. Il tempo passava e questo tipo di relazione rimaneva sospesa in un limbo tra l'impossibilità di osare di più e l'incapacità di tornare ad un ménage normale. Il rapporto, come spesso accade in questi casi, andò logorandosi in una routine senza senso dopo pochi mesi. Con la passione sessuale se ne andò anche l'affiatamento di coppia e, non senza rimpianti, ci lasciammo. Ognuno trovò nuovi amori e nuove passioni, più o meno duraturi e soddisfacenti. Ma ci tenemmo in contatto. Una sera in cui ci rivedemmo, complice il buon vino delle nostre terre, ritrovammo istintivamente le antiche passioni e cominciammo a vederci, clandestini, per fugaci amplessi "automobilistici". I nostri rispettivi partners erano all'oscuro di tutto ed a noi ciò procurava una ritrovata intesa fatta di sotterfugi e piccole bugie senza l'obbligo di vincoli sentimentali. Anche il rapporto di dominazione su di Lei, liberato dai precedenti vincoli sentimentali, si caricò di nuova energia. Iniziai a pretendere di più, a sperimentare nuove prove cui sottoporLa. Le inserivo un tubo, delle dimensioni di un porta-rullino fotografico nell'ano, fissato con una cordicella alla cintura dei pantaloni e la costringevo ad uscire con questo scomodo ed imbarazzante ospite. Il linguaggio ed i gesti divenivano più secchi, netti. Spogliati dell'obbligo di una relazione sentimentale che non c'era più potevamo osare. Fu allora che, non ricordo in che modo, mi venne l'idea di proporLe l'inversione dei ruoli. E' questo il fatto veramente sorprendente: dopo quasi due anni di convinta, e convincente, sottomissione, Lei si rivelò completamente a suo agio nel nuovo ruolo di dominante. Era come se non avesse mai fatto altro. Era come se fosse stata una padrona per tutta la vita, come se fosse consapevole di essere di una razza superiore. E forse lo è. Inizialmente si trattò di piccole sfumature, di mezze frasi e gesti che mi eccitavano in maniera incredibile. E Lei appariva instancabile ed insuperabile nel suo nuovo ruolo. I nostri fugaci incontri notturni iniziavano ad essere dedicati esclusivamente al sesso perché Lei voleva così. Andavamo con la mia macchina lungo stradine di campagna ed iniziavamo maratone sessuali che finivano quasi all'alba. Lei mi dava ordini secchi, decideva cosa dovevo farLe, come dovevo prenderLa: "Leccami le tette" Mi diceva. "Mettimelo dentro" Mi ordinava, con tono secco.
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Mi bloccava le mani sopra la testa e mi saliva sopra. Da quando comandava Lei la posizione era sempre la stessa: Lei sopra ed io sotto. Questo nuovo rapporto era per me qualcosa di sensazionale, di vitale. Inevitabilmente cominciai a trascurare la mia, ufficiale, vita sentimentale ed a dipendere in maniera profonda da Lei. Ma contemporaneamente maturavo al precisa sensazione che per Lei non fosse lo stesso. Il mio rapporto con altre donne e con la fidanzata andò concludendosi e mi ritrovai a tuffarmi anima e corpo nel lavoro in attesa di una Sua chiamata. Lei invece continuava la Sua relazione di sempre, mi parlava del suo ragazzo e degli altri suoi amici ed amanti con fredda naturalezza. Ma era nel linguaggio che usava con me e nei suoi comportamenti che iniziava una profonda trasformazione del nostro rapporto che, non lo sapevo allora, mi avrebbe portato all'attuale stato di schiavitù. Iniziò, cosa che nemmeno io avevo fatto con Lei quando ero in posizione dominante, ad usare parole crude, ed umilianti, iniziò ad offendermi, a trattarmi con fredda irritazione. ma continuava a cercarmi a fissarmi appuntamenti. Ed io rimanevo trepidante in attesa, coinvolto sempre più in questo rapporto ed eccitato al solo sentire la sua voce. "Sbrigati, cretino, calati i pantaloni" Mi diceva con aria spazientita, poi senza togliersi la gonna si sfilava le mutandine e, dopo avermi fatto annusare la parte di stoffa a diretto contatto con il Suo sesso "Annusa, ti piace? Hai il cazzo abbastanza duro per i miei gusti, stronzo?" Mi ficcava in bocca le mutandine e mi saliva sopra infilandosi dentro il cazzo con le sue mani. "Così starai zitto, e vedi di farmi divertire!" Mi telefonava per darmi appuntamenti anche solo con pochi minuti di preavviso, ed io trovavo sempre qualche scusa per riandare i miei impegni e correre da Lei. A volte dovevo limitarmi ad usare a lungo la mia lingua o le mie dita, a volte avevo la fortuna di capitare in giornate in cui aveva particolarmente voglia e scopavamo anche tre volte consecutivamente. Non sarebbe corretto dire "scopavamo" perché senza ombra di dubbio, come lei non rinunciava mai a ricordarmi era Lei a scoparmi. Ad usarmi. Se ti azzardi a "venire" prima di me finisci male. Mi faceva rimanere in ginocchio a leccarla in mezzo alle gambe mentre Lei seguiva svogliatamente qualche programma televisivo, o mentre telefonava ai Suoi amici per fissare appuntamenti per la serata. Poi, come una sfera in un piano inclinato, cominciammo a prendere velocità. Il rapporto di dominazione divenne sempre più totalizzante, la mia sottomissione sempre più incondizionata. Le sue pretese sempre maggiori ed il mio "addestramento" veniva messo alla prova costantemente. Le piaceva raccontarmi le Sue avventure e le scopate, si dilungava nei particolari mentre io devotamente la stavo leccando tra le gambe: l'altra sera ho conosciuto un ragazzo eccezionale, ci sono finita a letto dopo due ore. Non si risparmiava paragoni e giudizi umilianti. Aveva un cazzo fenomenale gli ho fatto un pompino da urlo, ti piacerebbe un pompino? fammi vedere, hai il cazzo duro? beh te lo puoi scordare, pensa a leccare! E con piccolo nervoso calcio mi colpiva i testicoli.
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Non nascondo che io dal nostro rapporto avrei ovviamente voluto di più, avrei voluto essere sì il suo schiavo, ma possibilmente anche l'unico per Lei. Non sapevo in realtà cosa mi aspettava. Un sera dopo l'ennesima travolgente scopata, a casa sua, cercai di parlarLe del mio desiderio di accompagnare la nostra particolarissima intesa sessuale con anche un rapporto più stretto fra noi. Mi ricordo come fosse ora lo sguardo gelido ed ironico al tempo stesso, che mi rivolse. allora non hai capito nulla, tu per me sei solo un passatempo, con te ci sono già stata insieme, e non ho nessuna intenzione di tornare indietro. Ho le mie storie ed i miei progetti e tu non ne fai parte. Se non come mio divertimento segreto, mi dispiace ma così stanno le cose; è meglio tu lo sappia. E ti adegua. Forse fu il tono beffardo, forse fu il fatto che appena avendo appena scopato quelle parole non provocarono in me la solita violenta eccitazione. Provai un senso di disgusto e smarrimento e decisi di andarmene senza una parola. Lei mi fermò sulla porta sorridendo dolce, mi diede un bacio sfiorandomi le labbra. Non odiarmi ti ho detto la verità, non è meglio così ? La baciai a mia volta e me andai. Seguirono giorni di tormento, non riuscivo nemmeno per un attimo a non pensare a Lei e, devo ammetterlo, ogni volta mi eccitavo. La mia vita nelle due settimane successive divenne un inferno, ogni cosa mi sembrava inutile e stupida. Provai anche ad uscire con qualche vecchia amica, ma fu tutto inutile. Una sera, era l'inizio della scorsa estate, per caso mentre aspettavo alcuni amici in un bar del centro, seduto nei tavolini esterni, arrivò Lei con un uomo molto più vecchio, Lei allora non aveva ancora compiuto 26 anni. Sono imbarazzato ma evito di fare altre domande. Il body mi sta preciso ed ha le coppe rinforzate, mentre le calze mi arrivano al ginocchio. Marco continua a guardarmi quasi per farmi sentire ancora più imbarazzato e con il dito mi indica di proseguire rapidamente con gli altri vestiti. Prendo la camicetta. Ha i bottoni in posizione inusuale e il colletto ampio e ricamato con fiorellini e pizzi. Ora usciamo fuori che ti faccio vedere la casa poi torniamo dalla Padrona". Usciamo dalla stanza e torniamo nel corridoio. Era splendida in minigonna ed una camicia generosamente aperta sul suo seno. I capelli biondi, leggermente ricci, sciolti lungo le spalle, la pelle dorata dal sole. fece finta di non vedermi. Parlava fitto con quello che poteva essere suo padre carezzandogli le mani ed i capelli, ridendo e baciandolo ripetutamente. Per me quello fu veramente troppo. Scappai in un altro bar dove, come da copione, mi ubriacai stressando il barista e metà degli avventori con un misto di pessimismo cosmico leopardiano ed il peggio dei luoghi comuni misogini tipici dei maschi sconfitti. Inevitabilmente la mattina dopo, smaltita la sbornia, non potei fare a meno di telefonarLe chiedendo di vederLa. Sì ti avevo visto ieri sera ma ero in compagnia. Allora balbettai uno sfiduciato: "Possiamo vederci?" "Sì" Mi rispose. "domani sera alla nove da me, ma conosci le condizioni" E riattaccò.
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Arrivai puntuale la sera dopo, mi aspettava guardando la televisione. Fu cordiale gentile, mi offrì da bere. Ruppi io l'imbarazzo chiedendoLe cosa intendesse precisamente per "condizioni". Lei ridivenne fredda e beffarda e togliendomi il bicchiere dalla mano mi disse: "intanto mettiti in ginocchio ed abbassa la testa, che mettiamo le cose in chiaro". Obbedii prontamente, come del resto ero abituato ormai a fare con una certa frequenza, e tra eccitazione e preoccupazione mi disposi in ginocchio. Quello che mi disse fugò ogni possibile dubbio. "Se sei tornato qui è perché evidentemente non puoi fare a meno di me. Io invece si. Ed è questo il tuo problema, ma c'è una cosa che forse può aiutarti: ci ho preso gusto in questo ruolo e sono intenzionata a continuare a divertirmi. Le mie condizioni sono quindi fin troppo chiare: sarai a mia completa disposizione, io deciderò ogni singola cosa della tua vita che mi andrà di controllare. Tu invece a me non potrai chiedere nulla, se non supplicarmi di degnarti della mia attenzione. Sarai punito ad ogni minima infrazione, ma soprattutto sia io che te sappiamo che la punizione più grande sarebbe quella di non volerti più come schiavo. Quindi non sarò costretta a ridicole e stancanti punizioni corporali. Semplicemente voglio che tu sia a mia completa disposizione. Sempre. Non potrai avere relazioni di alcun tipo. Dovrai solo lavorare e per il resto attendere pazientemente chiuso in casa le mie chiamate. Questo è tutto, non hai diritto di sapere di più, puoi accettare o meno, ma fallo subito". Inutile dire che accettai immediatamente. Lei mi tastò per verificare la mia erezione. Vedo che sei entusiasta - disse ridendo - ora però ho degli impegni, non ho tempo da perdere con te, ma ti concedo di leccami con devozione le scarpe poi vattene a casa ad aspettare quando avrò voglia di chiamarti." Obbedii leccando, cosa che non avevo mai fatto, accuratamente le sue scarpe salutai ed uscii. Nella testa avevo una grande confusione, ma l'erezione durò fino a casa dove mi masturbai pensando alle Sue parole ed al Suo sguardo. Mi ritrovai effettivamente ad attendere le Sue telefonate, la sua attenzione, le umiliazioni che architettava per me. Mi ritrovai ad osservare me stesso mentre sprofondavo nella più completa soggezione, una soggezione che aveva iscritta nel suo Dna una evidente e profonda disparità. Non perdeva occasione per umiliarmi con la sua indifferenza. Mi chiamava per passare una notte con Lei salvo poi cambiare improvvisamente idea. Come ad esempio quella sera in cui proprio nel bel mezzo di una scopata interruppe tutto per una telefonata. Eravamo nel Suo letto, come sempre io ero sotto. Mi aveva fatto spogliare e distendere. Solitamente io, secondo le Sue disposizioni, dovevo essere già in erezione con il preservativo infilato. Il preservativo dovevo metterlo anche se i realtà Lei prendeva regolarmente la pillola, ma da quando mi aveva sottomesso lo pretendeva lo stesso. Così diceva: -non mi insozzi con il tuo sperma.- Si era tolta le mutandine e me le aveva messe sulla faccia ed era salita sopra di me: -Vedi di farmi divertire, cretino.
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Io rimanevo immobile nella mia posizione mentre Lei si godeva il mio cazzo muovendosi lentamente. Non mi era permesso parlare nè muovermi se non su Suo ordine. La osservavo attraverso uno spiraglio tra le sue mutandine, gli occhi chiusi e la bocca aperta. Ora dobbiamo decidere cosa fare a Paolo in questa stessa seduta, come dettagliare per iscritto tutte le disposizioni che meglio riteniamo per il futuro e discutere insieme le punizioni da infliggere e per quanto tempo. Io in qualità di sua ex-amante chiedo laffidamento di Paolo per un periodo da precisare in cui comunque ciascuno può pretenderne la disponibilità alle condizioni da concordare, mi offro garante di ciò che andiamo per deliberare e vi chiedo come prima cosa di definire il periodo di tempo della pena in cui Paolo sarà NOSTRO schiavo. Propongo di disporne ogni 15 giorni a turno per 48 ore: una volta mia madre, una volta Luisa, unaltra Massimo. Rossella chiaramente non conta in quanto anche se pentita e a suo modo vittima di questo BASTARDO è stata parte in causa nei fatti che sappiamo. Avrete piena libertà di impiego e di utilizzo alla sola condizione di non rovinarlo per più del periodo previsto. Ogni 15 giorni lo SCHIAVO deve essere come nuovo Non lo sarà comunque, ma in linea di massima è giusto che ogni segno lasciato sul suo corpo abbia, se non proprio a sparire, quantomeno ad essere perfettamente cicatrizzato. Lo SCHIAVO sarà disponibile dalle 22.00 di venerdi sera alle 22.00 di domenica sera e qualunque sia la sua condizione al termine di ogni seduta deve comunque essere in grado di lavorare il lunedi. Per quanto tempo proponete di punire il colpevole?" La parola SCHIAVO era comparsa sulla bocca di Ivana come un segno di condanna violento, che aveva provocato in tutti una certa, fredda reazione. Paolo aveva sempre avuto una certa soggezione del modo di fare di Victoria, sempre elegante e dura, autoritaria non era certo passata lontano dalle sue fantasie erotiche ma, per attuarle, avrebbe dovuto creare una situazione un po difficile da gestire. Ora invece lei è lì con sua figlia e gli altri e palesemente non vede lora di punirlo duramente. Non era quindi solo fantasia ma cera un fondo di verità in quello che lui sentiva in lei, semplicemente avrebbe potuto accadere solo così, con la complicità lingegno e la decisione di sua figlia, quella immensa Troia che ora troneggia al centro del tavolo. Teme di eccitarsi che già sta per accadere, sarebbe stato particolarmente fuori luogo in quel frangente per cui cerca di concentrarsi per non trovarsi impreparato al seguito del Processo.
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Postato da: Sesso il 22.03.05 11:36